martedì 18 ottobre 2016

I figli di Danu: Il Richiamo e La Confraternita, di Melissa Pratelli [Recensione]

Salve a tutti lettori e benvenuti a questa nuova recensione. 
Oggi vi voglio parlare di ben due libri fantasy ovvero “I Figli di Danu: Il richiamo” e “I figli di Danu: La confraternita”, due romanzi di Melissa Pratelli ambedue autoprodotti dall’autrice. 

Prima di iniziare a parlare dei due libri vorrei spiegare perché della scelta di recensirli tutti e due assieme: la prima cosa da considerare è che sono tutti e due parte di una trilogia fantasy l’uno di seguito all’altro; oltre ciò scrivendo la recensione del primo libro, notavo che mancava qualcosa per spiegare al meglio le mie sensazioni riguardo i miei commenti sul libro, sentivo che c’era bisogno di qualche aggiunta, e in questo mi ha aiutato il secondo libro…Ma bando alle ciance e partiamo con la presentazione dei Figli di Danu.


Titolo: I figli di Danu: Il Richiamo
Autore: Melissa Pratelli
Editore: Autoprodotto| Pagine 380
Genere: Urban- Fantasy - Anno di pubblicazione 2015
Penelope Lee Johnson è una ragazza di 16 anni che, a causa di una situazione familiare difficile e del suo desiderio di entrare ad Oxford, decide di trasferirsi in un piccolo paesino scozzese, dove si trova una delle scuole più prestigiose del Regno Unito. Lì, la giovane farà la conoscenza di tre ragazzi, i Macintyre, che appartengono ad una ricchissima e misteriosa famiglia di Edimburgo. Lee instaurerà un legame molto forte con loro, un legame che sembra avere del sovrannaturale e che la spinge ad indagare, al fine di scoprire qualcosa in più su quella famiglia piena di riserbo. La ragazza si ritroverà poi a dover affrontare una scioccante verità che riguarda i suoi amici, il cui segreto affonda le proprie radici in un lontano passato e del quale la stessa Lee sembra fare parte, mentre una minaccia ancora ignota incombe su di lei.

Titolo: I Figli di Danu: La Confraternita
Autore: Melissa Pratelli
Editore: Autoprodotto| Pagine:524
Genere: Urban- Fantasy - Anno di pubblicazione 2016
 Dopo aver sconfitto un nemico mortale e aver rinunciato alle persone che amava per salvarle, Penelope Lee Johnson si prepara a tornare a scuola per il suo secondo anno alla S. George.
Lee non è un’adolescente come le altre: ha scoperto infatti di essere una Figlia di Danu, discendente di una stirpe di dei Celti dotati di poteri magici.
Con l’aiuto di un gruppo di ragazzi come lei, Lee cercherà di imparare a padroneggiare il proprio potere e di trovare la sua vera identità mentre tenta disperatamente di reprimere i propri sentimenti per il ragazzo che ama e che non ricorda più chi lei sia.
Intanto, una nuova minaccia incombe sui giovani maghi, sconosciuta e infida, che metterà a rischio l’incolumità di vecchi e nuovi amici.
Tornano i giovani protagonisti de “I Figli di Danu” nel secondo emozionante capitolo della saga.

L'ho letto cosa ne penso?
Devo dire che questi due libri mi hanno colpito per diversi motivi; positivi ma anche negativi; ho trovato nella storia e nella costruzione della trama molte cose che mi son piaciute, ma tutte o quasi naufragano in mezzo a dei problemi che soffocano possibili ottime intuizioni di scrittura dell’autrice. Questi due fantasy (o meglio due urban-fantasy visto che la trama è ambientata in Scozia nel nostro periodo storico) viaggiano tra molti alti e bassi, che non fanno bene per la storia e per la facilità di lettura; ed è un peccato visti i presupposti sui quali si basava l’inizio della storia. Ma iniziamo a spiegare tutto quanto.

Ciò che c'è di buono
 
Parere personale ma credo che l’autrice abbia voluto con questi libri provare a scrivere qualcosa di insolito per un fantasy; Le copertine dei libri, il titolo, la quarta di copertina e l’inizio della storia, ti fanno pensare a qualcosa, ma poi lo svolgimento della trama e l’evoluzione dei personaggi vanno proprio su altro; ma non nel senso di una leggera variazione, qui siamo di fronte a un concetto di fantasy totalmente diverso dal solito, un fantasy dove la parte riguardante esoterismo, mitologia, e magia passano quasi in secondo piano… e la cosa funziona.
Cerco di essere il più chiaro possibile; questi due libri raccontano la storia principalmente di Penelope Lee una ragazza che da Londra si trasferisce in Scozia in un college molto rinomato, puntando ad entrare a Oxford e perché vuole allontanarsi da una situazione di crisi familiare e grossi problemi personali; questa giovane si scontrerà con un mondo che non conosce, trovando modo di fare nuove amicizie avere grandi amori ma anche ostacoli sempre non facili da superare…Fine! Questa è la trama centrale, nella quale vengono infilati questioni di vario genere collegate a quello che noi definiremmo fantasy, ma per la sostanza della storia potrebbe non influire perché la storia sembra fondarsi su altro. La stessa Lee nel secondo libro ricorda come sia molto importante per lei passare gli esami ed entrare a Oxford e di come i problemi scaturiti dalla magia sia spesso un grosso ostacolo a questo suo progetto.
Ma tutto questo da dove nasce? Secondo me in questa trilogia, la scrittrice ha voluto far vedere come possa essere viste delle forme classiche di fantasy e mitologia dagli occhi di chi, queste cose non solo ne è fuori, ma proprio non sa cosa siano. Non è una cosa facile da spiegare devo dire e infatti Pratelli per me è stata molto coraggiosa, ma diciamo che è facile narrare un fantasy con dei personaggi che sono addentri ai fatti, o che sono prescelti dal fato per uno scopo epico o leggendario, e voler accettare questo destino; qui no! Qui più aumentano i problemi scatenati dalla magia, più si nota quanto i protagonisti siano poco legati a tale mondo tanto da non comprenderlo…

Ma è anche normale; parliamo di ragazzi e ragazze che vanno dai quindici ai diciassette anni, ch non hanno reali legami con l’esoterismo; si i tre cugini sono legati alla magia, ma è una cosa passiva che non sconvolge più di tanto la loro vita scolastica. Insomma, quando delle ragazze, per cercare notizie su delle divinità celtiche, vanno a fare tale ricerca su GOOGLE, stando in un college scozzese…capisci che c’è qualcosa che non va, capisci che qui gli anomali nella storia non sono i “babbani” ma coloro che sono addentro a questo mondo, come succede nel secondo libro, nel quale la protagonista si legherà alla “confraternita” e saranno questi ultimi a essere strani agli occhi della protagonista; sempre di adolescenti parliamo e sempre di ragazzi che hanno non così tante conoscenze su quello che è la magia che hanno, tolti due di numero; ma si nota una certa estraneità non tanto verso i ragazzi, ma verso la magia che loro hanno e il legame mistico che ha lei con loro…dando quindi la sensazione di un gruppo molto chiuso, una piccola elitè, collegata a qualcosa che però non è così fortemente sentita dalla protagonista; anzi per lei tutto ciò ha portato grossi problemi di vita. Credo che questo sia un progetto ambizioso, ma credo che lavorandoci bene possa veramente portare qualcosa di interessante in questo genere di romanzi.
Altra cosa che trovo sempre molto buona, e qui parliamo di scrittura della storia, sono i capitoli con i punti di vista. Fino a metà del primo libro la protagonista è l’unico punto di vista della storia, successivamente viene aggiunto Nathan, poi nel secondo libro appaiono altri punti di vista degli altri protagonisti, come Andrew, Ben, e altri.
Perché trovo buona questa cosa; innanzitutto il punto di vista, ovvero indicare chi al momento sta narrando dal suo punto di vista la storia è una idea che ho sempre trovato funzionale in una trama; oltre ciò in questi due romanzi, soprattutto nel secondo notiamo degli incroci di trama; ovvero, la storia viene osservata da Lee, finisce il capitolo e prosegue con il punto di vista di una seconda persona che si trovava in quel momento in quello stesso luogo con la protagonista, quindi avremo due differenti visioni della storia praticamente contemporanee; se ad esempio Lee vede qualcosa avvenire ad uno degli altri protagonisti, potrebbe il capitolo successivo aprirsi con quella stessa persona che sta subendo quella cosa osservata in precedenza da Lee, dando sensazioni e emozioni diverse di una stessa scena; anche qui è una cosa che funziona e regolata bene porta all’esterno a chi sta leggendo veramente qualcosa di utile che rende intuitivo la trama e la peculiarità dei personaggi.
 
Cosa mi lascia perplesso:


come ho detto tutte le cose positive viste nella storia, ecco vengono soffocate dai punti negativi: ci sono vari piccole cose di cui non parlerò ma ci sono delle cose che proprio ho trovato sbagliate.

Alla fine della lettura dei due libri, quello che ho notato di negativo è stata la caratterizzazione dei personaggi. Ora questo problema all’inizio della storia non esiste; abbiamo un iniziale quadro dei personaggi della storia, con le loro caratteristiche più o meno precise, e con le loro peculiarità, molto tipiche e già viste, che però per il quadro di realismo che vuole dare l’autrice (parliamo sempre di personaggi di sedici/diciassette anni in un college). Abbiamo Penelope Lee, con un passato di ribellione e problemi familiari che l’hanno portata a allontanarsi da casa per trovare la sua strada; abbiamo Nathan, il giovane intelligente timido che viene colpito dal classico colpo di fulmine; abbiamo Ben il fratello di Nathan, giovane estroverso sempre ottimista e volenteroso a voler aiutare chi gli sta vicino; abbiamo Davon la ragazza di Ben, anche lei estroversa e calorosa nei confronti della protagonista; Christine la cugina dei due fratelli, bella ma gelosa nei confronti della famiglia. Poi altri come Andrew o il fratello della protagonista, ognuno con proprie caratteristiche…
Ora il problema sta che nell’evoluzione della trama nei due libri, queste caratteristiche non mutano ne si evolvono con le vicende…anzi vengono tutti i personaggi estremizzati rendendoli tutti delle macchiette nella storia: Ben diventa un pagliaccio, Davon e Christine parlano solo di sesso e soprattutto degli approcci dei due fratelli Macintyre; Nathan e la protagonista sembrano quelli che potrebbero avere tale evoluzione, ma solo perché sono i personaggi principali della storia e quindi la scrittrice si sarà voluta concentrare su loro due; ma anche qui sembrano comunque delle macchiette nel loro esporre il loro amore e le loro emozioni, cosa che peggiora con la presenza di Andrew innamorato di Lee, creando di conseguenza, un possibile triangolo amoroso.
Stessa cosa avviene nel secondo libro, perché anche li i nuovi personaggi dopo poco ricevono la stessa sorte, comunemente legati da questa idea di confraternita chiusa e senza una chiara evoluzione di storia. Non è chiaro se questa scelta di caratterizzazione dei personaggi in questo modo è sempre collegata alla visione di trama della scrittrice; può anche essere stata questa la strada, ma personalmente la lettura dei personaggi in questo modo, non mi ha proprio interessato portandomi spesso a distrarmi dalla storia, perché rischi di perdere interesse per la trama.
Ho parlato prima di cosa ha voluto esporre e sperimentare la scrittrice. Abbiamo detto che questo è un Urban Fantasy molto particolare… ma con tutte le mani avanti possibili, si deve rendere concreta la parte della trama fantasy: abbiamo dall’inizio della storia varie cose; maledizioni, reincarnazioni, magie ed eredità provenienti da antichi dei; abbiamo mitologia, esoterismo e allenamenti in campo magico, e sono tutte cose solide e che possono funzionare, ma attorno a queste cose devi rendere la trama forte e non deve avere tutti gli alti e bassi che si percepiscono; non solo il lato fantasy della trama, perde via via peso, ma viene messa ancora più da parte dalla presenza di una trama dalle tinte rosa molto accese nella storia.
Non me ne voglia l’autrice, ma per tutta la metà del primo libro e del secondo, prende sempre più forza la storia d’amore tra Penelope Lee e Nathan, lasciando da parte tutto il resto, come se si parlasse di cose da poco; intendiamoci, una storia d’amore, con i tipi di personaggi indicati, e per l’evoluzione iniziale della trama, non è sbagliata, ma personalmente è troppo esagerata e soprattutto anche troppo spinta verso non solo le semplici dichiarazioni amorose, continue e ripetitive, ma parliamo anche dell’approccio fisico che viene descritto nella storia; ora questo può piacere e non piacere, e sinceramente sono uno di quelli che preferisce lasciare all’immaginazione certe cose, senza entrare troppo nel particolare, come via via ci si addentra la scrittrice; posso anche capire che anche questo è uno strumento per far tenere incollati alle pagine i lettori, ma penso sia stata una cosa esagerata, spesso inutile e soprattutto in varie occasioni (e questo riguarda anche storie d’amore che colpiranno altri personaggi della storia) paradossali e anche no-sense.
Quindi ripeto gran peccato, perché possono esserci dei tratti del genere in una storia, ma devono essere calibrati meglio con il resto della trama, sennò avremo una storia che all’inizio del primo libro, parte bene, a metà si arena rallentando e diventando a tratti noiosa, alla fine ri accelera tornando su una discreta situazione, per poi crollare del tutto nel secondo libro fino alla seconda metà, quando si tenta di recuperare qualcosa anche se molto della storia e dell’interesse sulla trama si è andato perdendo.
 
 
Il primo libro:

 Il secondo libro:

 




In definitiva credo che l’aggettivo giusto sia peccato; peccato perché tra tante buone idee e concetti tirati fuori dalla scrittrice, ci sono varie cose che non vanno (oltre alle due cose negative, ne avrei altre più piccole come però avrei altre piccole cose positive) è un peccato perché si sente che qualcosa nella storia si va a perdere; nella lettura si percepisce proprio un certo sbandamento della situazione che lascia interdetto il lettore perché rischia di perdere il quadro concreto della storia. C’è comunque da attendere un terzo libro e quindi si spera che il prossimo concluda o comunque riporti la trama più su rendendola più solida possibile.
 





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