venerdì 16 dicembre 2016

Il Male degli Avi di Giorgia Staiano [Recensione]

Salve a tutti lettori e benvenuti a questa nuova recensione. Oggi torniamo a parlare di Fantasy e per la precisione vi parlerò di “il male degli Avi: Oltre i Confini” primo libro di Giorgia Staiano, che da il via con quest’opera alla sua saga.


Titolo: Il Male Degli Avi: Oltre i ConfiniAutore: Giorgia StaianoEditore Astro EdizioniUscita: Novembre 2016Genere: Fantasy
L'umanità ha fallito. La Madre Lios, stanca dei continui soprusi subiti, ha distrutto la razza umana, salvando solo pochi eletti. Millenni dopo, gli Elit, uno dei sette popoli della Nuova Era, proibiscono le emozioni negative. Un giovane, però, viene meno a questo giuramento. Mizar è irascibile, scontroso e in eterno conflitto con se stesso; nulla può contro la sua parte più oscura. In tutto il mondo, intanto, prende corpo una macabra consapevolezza: i bambini stanno nascendo senza anima. Lios ha mantenuto l'antica promessa. Un viaggio obbligato di dominio e conquista condurrà Mizar negli angoli più sperduti del globo dove, insieme alla giovane Kaila del popolo guerriero dei Dashu, affronterà i suoi demoni. Il Male degli Avi non ha ancora vinto...

  
L’ho letto: come mi è sembrato?
“Il Male degli Avi” è un libro con una ambientazione post-apocalittica della Terra: La Madre Lios, stufa degli abusi e dello sfruttamento sbagliato del pianeta da parte dell'umanità decide di punirli per la loro arroganza e il loro male, salvandoli solo alcuni popoli in varie parti del mondo. Questi popoli si evolveranno nei secoli e secoli seguendo le indicazioni della Madre, allevando ognuna dei propri poteri legati a questa divinità e al pianeta stesso, per difenderlo e renderlo forte. La storia riguarderà Mizar, un ragazzo del popolo degli Elit, popolo che ha rinnegato da secoli l’uso delle emozioni negative, in tutte le sue forme e concetti. Un popolo quindi che mantiene la promessa con la dea scacciando da se tutte quelle emozioni che rovinarono l’umanità; tutti… Tranne Mizar. Lui fin da piccolo è sempre stato diverso e unico rispetto al suo popolo perché lui sente dentro di se anche le emozioni negative, disorientando al meglio il giovane e lasciandolo solo. Da qui si sviluppa tutta la nostra storia.

Cosa mi è piaciuto
Credo che quello che mi abbia colpito di più in questo fantasy siano stati i personaggi della storia: che siano principali o secondari, in parte presenti, buoni o cattivi, le persone che si muovono all’interno di questo libro attirano l’interesse di chi legge; a parte piccole eccezioni tutti i personaggi presentati nella storia sono caratterizzati e spiegati, vengono comprese le loro azioni e le loro decisioni; non sono troppo complessi come mentalità ,ma nemmeno banali, anzi, le emozioni che provano e percepiscono sono ben caratterizzate; le paure, la speranza e il dolore per la perdita sono esempi delle tante sfere emotive che questo fantasy va a toccare. Mizar Roku, Manà, ma anche Daarok sono mossi da qualcosa che lentamente nella storia viene spiegata e analizzata, senza lasciare troppo al caso, o dubbi al lettore; la scrittrice vuole essere chiara su questo anche per rendere la lettura della storia la più fluida possibile. E poi la trama stessa, la storia su cui gira il romanzo non è solo ciò che da il via al libro, ma si allarga aprendo strade di trame diverse. Non mi metterò a spoilerare qui nulla, ma dirò semplicemente che abbiamo al centro della storia una trama principale, sulla quale si torna ogni tanto, ma attorno si evolverà tutto un mondo con varie storie parallele che inizieranno in varie parti della storia e che si chiuderanno alla fine dell’ultima pagina. Tante storie che si incastreranno bene però nell’evolversi della storia e soprattutto della scrittura: infatti la lettura non verrà rallentata, ma continuerà a evolversi senza problemi e per i lettori sarà facile continuare a leggere pagina per pagina interessati anche a sapere come andranno a finire certe questioni. Qui c’è anche la bravura dell’autrice, capace di mischiare tanti ingredienti in un’unica storia con un risultato finale veramente buono; l’idea insomma funziona. Tornando ai personaggi del romanzo, in aggiunta c’è da dire che non sono i soliti archetipi che riscontriamo di solito; vuoi perché si tratta di un post-apocalittico, vuoi che proprio come fantasy è diverso dal solito, sia nell’ambientazione creatasi sia nello svolgimento della trama principale, di certo non fa mai male vedere idee nuove, personalità diverse e interessanti, ma soprattutto diverse tra di loro, visto che non abbiamo un personaggio nella storia simile all’altro come carattere. Ovvio quando parlo di caratterizzazione dei personaggi, non intendo descrizioni molto lunghe ed esaustive, ma questo perché è il primo libro di una saga, quindi abbiamo avuto qui l’introduzione a una storia che di sicuro porterà a una evoluzione futura del carattere dei personaggi e quindi a una loro evoluzione… O almeno questa è la mia speranza vedendo il solido inizio deciso di questa autrice.

 Cosa non mi è piaciuto
 Di questo romanzo poco mi ha lasciato perplesso o dubbioso; è un lavoro molto solido che ha lasciato pochi margini di errori. La cosa che non mi è piaciuta nell’intera storia, però è la lingua parlata dai popoli. Mi spiego meglio: sono passati secoli dalla rovina del nostro mondo, i popoli rimasti sono pochissimi e distanti geograficamente; culture diverse, modi diversi di avvicinarsi alla Madre Lios, eppure tutti parlano la stessa lingua (o almeno tutti i popoli che vengono presentati nella storia). Ora questo tipo di cosa non mi è nuova e ha moltissime spiegazioni, una tra le tanti e rendere fluida la lettura; rendere il linguaggio parlato simile per ogni popolo rende più veloce la storia, non si va a creare l’ostacolo dell’incomprensione etnica, non servono figure aggiuntive utili solo come traduttori da un linguaggio all’altro, tutto vero; ma dopo aver letto un romanzo bene accurato come questo dal punto di vista delle emozioni e dei caratteri dei personaggi, così ben studiato per le capacità dei popoli e i fini delle varie culture…ecco dispiace non vedere altrettanta cura per la lingua parlata. Poi nei prossimi libri potremmo avere una spiegazione su questo; potrebbe essere che la madre Lios ha dato a tutti un'unica lingua per non distinguere troppo i propri figli e farli avvicinare tra di loro, può essere che miracolosamente un unico linguaggio sia resistito nei secoli e secoli e sia rimasta quindi una lingua comune per tutti… tutto può essere ma lascia sempre qualche dubbio, perché dopo tanto tempo e così tanta lontananza, è normale che gli idiomi vanno anche se leggermente, a cambiare una lingua, e qui notiamo una fluidità di comprensione… esagerata. Sarebbe bastato un leggero accento diverso o anche aggiunte o slang o parole dialettiche insite a una cultura diversa. Peccato per questo punto. Il secondo è più personale, e semplicemente, a fine del libro, ho notato una accelerazione della storia, come se si volesse giungere il più velocemente possibile alla fine; utile come scelta per aumentare il pathos e tenere i lettori attaccati al testo, ma di conseguenza si è corsi forse troppo, tanto da lasciare troppo indietro come caratterizzazione due personaggi nuovi che appaiono alla fine del libro e che vengono troppo bistrattati; li presenti per ora senza l’accurata caratterizzazione detta prima.
In conclusione che dire se non buona la prima. Il libro gira e scende come lettura dall’inizio alla fine che è una bellezza. Non lascerà di certo con l’amaro in bocca i suoi lettori che si appassioneranno sicuramente a questi personaggi e alla trama stessa: Il Male Degli Avi è solo all’inizio del suo viaggio.

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