mercoledì 17 maggio 2017

La figlia dello stregone: i difensori di Shannara vol.3 di Terry Brooks [Recensione]

Salve a tutti lettori e benvenuti. 
Oggi sono qui per recensirvi “La figlia dello stregone” ultimo libro della trilogia de “I difensori di Shannara” scritta da Terry Brooks.



Titolo: La figlia dello stregone. I difensori di Shannara vol.3
Autore Terry Brooks
Traduttore: L. Desotgiu
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Pagine: 322 p
Genere: Fantasy
  Come sogno, come magia, così si enunciano le leggende meravigliose di Shannara. Nella ricostruzione prodigiosa della vasta città di Arishaig, nel carisma malvagio di Arcannen Rai, nella vertiginosa altezza della Torre della Fenice, nell'amore struggente che lega Paxon e Leofur Rai, nel sublime Canto Magico che tutti gli elementi controlla, nella micidiale potenza delle armi a raggi ustori, nell'indifferente crudeltà di uno Sleath, e ancora nella misteriosa sparizione di Crysallin e nelle ombre paurose che accerchiano la Fortezza dei Druidi, così si enunciano il sorgere, il durare di una delle più belle saghe fantasy mai concepite. Con l'avventura estrema della luminosa Leofur, con la sua lotta all'ultimo sangue con il suo potente Padre, Terry Brooks ci consegna il terzo e ultimo libro dei "Difensori", lasciando all'immaginazione dei suoi lettori l'evoluzione di un'epopea che riserverà, a breve, un'altra sorpresa, già annunciata dal suo editore Del Rey di New York. E chi ha detto che Terry Brooks è l'erede legittimo di J.R.R. Tolkien aveva ragione, ha detto una cosa giusta.


L’ho letto: cosa ne penso
La figlia dello stregone come detto è il terzo e libro dell’ultima saga di Terry Brooks uscita da poco e termina l’intera saga proseguendo l’arco narrativo che ha riguardo le serie fantasy dell’autore riguardanti il mondo di Shannara. I tre libri sono autoconclusivi, nel senso che anche se narrano la storia di alcuni specifici personaggi che appariranno in tutto l’arco narrativo, i tre libri possono essere letti staccati l’uno dall’altro, e per questo che io vi parlerò solo del terzo libro. Come inizio potrei dire che prendendo in considerazione l’intera trilogia, stiamo parlando di una saga sicuramente noiosa e molto prevedibile; migliore certo della trilogia in precedenza scritta da Terry Brooks, ma se “Gli oscuri segreti di Shannara” è talmente mal gestita, è talmente brutta che fa il giro e per alcuni potrebbe diventare gradevole, quest’ultima è per tutti e tre i libri piatta: il primo libro ha la scusante di essere quasi un allenamento per il protagonista, come un tutorial di un videogioco, il secondo…lasciamo stare che manco lo ricordo per la noia della trama e il terzo… Il terzo vi dirò ora tutto, cercherò di essere il più equilibrato possibile, per quanto potrò e informo che nel commentare certe cose ci saranno degli SPOILER, quindi mi raccomando, allarme SPOILER inserito.
Cosa mi è piaciuto

Una delle qualità migliori di Terry Brooks è sempre stata quella di una scrittura di facile comprensione. Vero con la traduzione in italiano questa cosa va un po’ a perdersi come concetto, ma la storia che lui narra, qualsiasi sia ti coinvolge cosicché non riesci a staccarti facilmente dal testo. Anche in questo caso è così, l’autore ha la capacità di scrivere in maniera tale da rapire lo sguardo dei lettori tenendoti attaccato alla storia, sia per grandi libri sia per fallimenti; i capitoli brevi, la divisione attenta della storia in paragrafi, danno il giusto riposo al lettore ma ti tengono fermo lì sul libro, e non rare volte può capitare di mangiarsi un libro di Terry Brooks anche in un giorno soltanto; non vuol dire che Brooks non sia descrittivo, per quanto abbia sempre difettato nella descrizione di battaglie, o assedi, il fatto è che riesce a riassumere tutti i concetti che vuole dire nella storia in modo tale che non annoi la lettura e non faccia perdere la voglia al lettore.

E qui temo che ci fermiamo con i lati positivi. Perché a essere sincero, c’è solo questo come ultimo pregio che lascio al grande scrittore.

Cosa non mi è piaciuto
Io non so da dove partire…più ci ripenso, più non riesco a capire da dove partire per spiegarvi senza essere esagerato cosa non va in questo libro: i personaggi? La trama? Il libro in se? Ci sono veramente tante cose che non vanno qui e sono troppe tutte assieme.

Guardate per partire in bellezza vi dirò che uno dei problemi è già il titolo, e voi mi direte che esagero, forse è così, ma ascoltatemi. La trilogia si chiama “I difensori di Shannara” ora per chi non lo sapesse, i difensori di Shannara sono da sempre stati i Druidi di Paranor. Non vi sto a spiegare chi sono i druidi, come nascono e altro perché ci mettiamo troppo, sta di fatto che nelle opere scritte da Terry Brooks, i druidi sono stati i difensori di questo mondo, e la saga nei primi due libri ha tratto, infatti, dei druidi, di Paxon Leah che diventa il difensore dei druidi grazie alla spada di Leah (spada magica di enormi poteri) e di come i druidi insieme a Leah e sua sorella Crysallin (portatrice dell’antica magia del canto magico, tradizione radicata da sempre nei libri della saga) abbiano combattuto contro lo stregone Arcannen Rai potente e avido di potere, pronto anche a scatenare una guerra per i suoi fini. E in conclusione di tutto questo il titolo del terzo è ultimo libro è “La figlia dello stregone” o più precisamente del personaggio di Leofur? Stiamo scherzando? D’accordo anche lei riceve una parte importante nella storia, per il suo passato e per il suo forte legame con Paxon…ma non è un difensore di Shannara, non lo è e soprattutto la trama che riguarderà lei in questo libro, non è così cruciale per la difesa del mondo! Io se prendo un libro di questo tipo in mano e leggo titolo della saga e titolo del libro rimango o confuso o sento già che qualcosa non andrà nel libro. Non una sciocchezza, soprattutto per Terry Brooks; il titolo di un libro è sempre stato centrato su qualcosa. Il libro “il primo re di Shannara” parla del primo re elfico di nome Shannara, “le pietre magiche” e “la canzone magica” parleranno di pietre magiche e della canzone magica e via via così per tutti i libri scritti da quest’autore, quindi un titolo del genere fa già capre che on andranno bene le cose.

Passiamo ora alla trama. Tra le cose positive ho messo la leggibilità della storia, vero data anche dalla trama, semplice lineare con pochi ostacoli che creano un certo livello di sfida per i protagonisti, fine; semplice, troppo semplice! È l’ultimo libro di una saga, una trilogia che è già stata molto piatta… cerchiamo di non rendere anche l’ultimo? No si capisce come andrà a finire il libro già prima di arrivare a metà del racconto. E questo può essere anche un problema minore, rispetto alla banalità stessa della trama; che intendo dire. Una trilogia con un ciclo narrativo del genere con una storia che si evolve nel modo in cui si è evoluta, iniziata e finita così non è sbagliata; è una storia lineare che non vuole creare sotto-trame inutili, aggiunte di contorno o altro; la storia è quella e basta, e questo andrebbe bene per un giovane scrittore, non per un affermato ed esperto come Terry Brooks, il quale ormai basta mettere il suo nome come autore e vende, ma vende libri con trame che non c’entrano quasi nulla con quello che ha mai scritto questo scrittore; nessuna trama fitta quasi nessun particolare a parte l’evoluzione tecnologico/scientifica, che è portata avanti da quasi tre trilogie, niente di particolare su altre razze o popoli a parte quelli indispensabili, insomma niente di niente, è per un autore del suo calibro ci si aspetta molto di più. Ma parliamo un attimo di questa trama.
Arcannen Rai vuole penetrare a Paranor e per farlo escogita un piano che si divide in due tronconi; il primo riguarda la delegazione di druidi capeggiata dal druido supremo in carica diretta alla capitale della federazione per iniziare degli accordi di pace tra le due potenze, in modo da concludere tutte le ostilità che da sempre dividono nord e sud; durante questo incontro, una creatura magica potentissima attacca la sala uccidendo tutti i membri della federazione, i druidi temendo di essere incolpati dell’accaduto, guidati da Paxon Leah cercano un modo per fuggire e tornare a Paranor, senza sapere però che Arcannen ha preso il posto del druido supremo. La fuga riesce ma nel viaggio il gruppo è decimato da vari ostacoli naturali e no, e il finto druido supremo sfrutta la situazione per scappare lasciando morenti Paxon e l’ultima druida del gruppo; il piano è non avere tra i piedi il nemico giurato Paxon. Paxon e la druida si sopravvivono e raggiungono la fortezza, circondata dall’esercito nemico raggiungendo in tempo Arcannen che inizialmente riesce a fuggire, ma poi è raggiunto e infine nell’ultimo scontro ucciso. Ora tralasciando la banalità di certi avvenimenti e casualità e il fatto che nel volume finale di una trilogia Brooksiana, il pericolo più grande è il furto di alcuni oggetti magici (e nemmeno dei più importanti perché avviene alla fine, tutto in fretta deve prendere le prime cose e poi fuggire quindi il piano riesce pochissimo…è questo era il cattivo di una trilogia intera) sappiate che questa NON È la storia principale del libro.
In contemporanea al viaggio verso sud della delegazione Crysallin è rapita e Leofur, che vive fissa a Paranor, vuole partire per trovarla; si farà aiutare da un cacciatore di piste mutaforma di nome Imric Cort; per aiutarlo Imcric dovrà creare un legame con Leofur, una pastoia, per non perdere il controllo quando muterà. Partono e la loro ricerca li porterà nella Malaterra, dove una strega tiene prigioniera la ragazza per conto di Arcannen c. I due trovano, dove è nascosta la ragazza, affrontano la strega vincendo rischiando di perire nel tentativo, e quindi ripartono per Paranor; durante quest’avventura, grazie al legame creato dalla pastoia Leofur e Imric, capiscono di essere simili e di provare un forte legame e quando Leofur rischia di perdere Imric capisce di essersene innamorato, è questo troncone è IL FILONE PRINCIPALE DEL LIBRO; il libro si chiama la figlia dello stregone? Bene questo diventa la trama principale, in altre parole due sconosciuti che partono a salvare una ragazza la salvano e s’innamorano l’uno dell’altro, senza far partecipare Leofur allo scontro finale con il padre e senza altro, però nella lettura complessiva della trama, QUESTA parte è quella principale; e si conclude tutto quando i due tronconi della storia si uniscono, Paxon ha battuto Arcannen e Leofur gli dice non può più stare con lui perché innamorato di un altro, e quindi va via con il suo nuovo amore…fine della trilogia; vi è piaciuta?

Concludiamo questa esposizione (e concludiamo perché sennò potrei continuare a iosa) con il problema più grave di tutti. Perché la trama può essere noiosa, se i personaggi sono fatti bene; qui i personaggi non vanno per nulla bene. Io non so come mai, anche se già dalla precedente trilogia si erano visti pessimi presupposti a riguardo. In questo terzo libro la caratterizzazione dovrebbe essere arrivata ad un certo punto di maturazione della storia; sì, i libri sono autoconclusivi ma l’arco narrativo è quello, i personaggi nei tre libri sono quelli… e non si evolvono, nel caso peggiorano!

Partiamo da Paxon Leah, che non pare cambiare molto dai precedenti libri; si ha più anni di esperienza, più bravo a controllare il potere della spada e più capace nel sopravvivere ma si ferma qui, non è un esploratore, uno realmente capace di salvare un gruppo nel pericolo in cui si sono infilati nella storia, non è più diplomatico di prima e rimane fermo a quello che è, ovvero il protettore dei druidi di Paranor, la spada che li difende, bla bla bla. Non traspirano altre emozioni oltre all’amore verso Leofur e la difesa dei druidi non vi è altro che vuole oltre ovviamente a fermare e vendicarsi di Arcannen per quello che ha fatto alla figlia, a Crysallin e ai suoi tentativi di destabilizzare il loro mondo e comunque alla fine rischia di soccombere nello scontro finale, salvato probabilmente da morte certa contro lo stregone, dalla druida che lo aveva seguito fin da inizio libro. Molto, anzi troppo poco per un personaggio a inizio trilogia doveva avere un’incredibile importanza.

Arcannen Rai, il cattivo di tutti e tre i libri, l’ombra che si staglia sulla pace delle quattro terre, un pericolo immane; questo doveva essere Arcannen e sinceramente non l’è. Vero è potente pericoloso e bramoso di potere, ma non è paragonabile con nessuno dei nemici apparsi nelle storie di Terry Brooks. Intendiamoci Terry Brooks nei suoi romanzi fa capire la pericolosità dei nemici principali ma essendo un fantasy epico nessuno ha mai dato una possibilità a tali avversari, però si percepiva la forte minaccia portata da certe figure. Sapevamo tutti del lieto fine, ma la vaga minaccia di un finale “oscuro” c’è sempre stata. Arcannen, per tre libri non da assolutamente questa minaccia. È uno stregone malvagio che vuole potere, che vuole derubare i druidi e nel caso prenderne il controllo; non sappiamo nulla del suo passato né cosa lo spinga realmente.
Questo perché i suoi piani sono banali, prevedili (anche nel finale) e ad alta probabilità di non riuscita; il concetto di base del suo piano finale è chiaro, prendere il posto del druido supremo far fallire i negoziati, portare lo scompiglio contro la federazione e avere il tempo di poter mettere le mani su più artefatti magici possibili; aggiungere la possibilità di tornare dal sud con il resto del gruppo morto lo avrebbe aiutato perché non avrebbe più avuto i fratelli Leah a rovinargli i piani. MA non tiene conto della poca conoscenza della fortezza, del non sapere dove sono gli artefatti della possibile titubanza degli altri druidi ad aiutarli, dell’avere in realtà meno tempo del previsto e di essere tornato non da solo ma con Paxon soprattutto ancora vivo; vero senza questi se il suo piano avrebbe funzionato, ma più di metà di questi se per un lettore esperto sono abbastanza certi che avverranno, le probabilità di successo sono scarsissime e, infatti, si ritrova a dover fuggire prendere due o tre oggettini e scappare, concludendo che quindi il piano era riuscito ma solo in parte, non come aveva prefissato. Troppo poco insomma per renderlo un nemico temibile; le sue incredibili capacità non sono mai esplose del tutto e la sua minaccia non è mai stata letale se si pensa che alla fine il piano era di un furto; certo sulla lunga distanza i risultati si sarebbero visti, ma la sensazione della lettura è di aver e un avversario veramente troppo poco forte.

E passiamo infine a Leofur, la figlia dello stregone, la protagonista del libro. Quanto poco mi è piaciuta la sua evoluzione (o involuzione) quanto poco ha senso il filo logico della storia di questo personaggio in questo libro. Una ragazza legata sentimentalmente a Paxon Leah, una ragazza ferita nel passato dal padre, forte che decide di rimanere a vivere a Paranor per stare con Paxon; certo lo vede poco e certo il ragazzo è molto legato al ruolo tanto che lei non riesce ad ambientarsi in quel nuovo luogo, ma comunque rimane per aiutare l’amato. In pochi giorni di storia tutto cambia, parte per ritrovare Crysallin, si fa aiutare da questo totale sconosciuto è nel giro di pochi giorni si crea un legame tale tra i due che porterà Leofur alla fine della missione ad abbandonare Paxon per la sua nuova vita….seguendo una logica a dir poco assurda!
Voi potrete dire “ma a te non è piaciuta la fine del loro amore e il rapporto tra lei e Imric” vero non mi è piaciuto nulla della cosa! Ma non per il fatto in sé, ma per come esso sia avvenuto. Per prima cosa partiamo da come nasce e aumenta fino all’amore questo rapporto; di certo Imric e Leofur sono molto affini, tutti e due con un passato difficile tutti e due con ferite da piccoli e tutti e due hanno avuto una vita solitaria, ma ricordiamo come nasce tutto ciò ovvero con la pastoia. Imric dice che potrà aiutare Leofur trasformandosi solo se lei si legherà a lui in una pastoia, in modo che lui abbia un’ancora per non cadere vittima delle mutazioni che inizierà a fare, questo legame li porterà a fondere le emozioni i sentimenti dei due facendo percepire le mutazioni di Imric a leofur e facendogli percepire le sue emozioni legandoli in modo imprescindibile; chiarendo che già questa cosa mi sembra molto forzata, chiarendo che nella precedente trilogia era già apparso un mutaforma che non aveva questo tipo di problema che sembra legato in questo libro alla natura del potere di mutare (e prima in una trilogia fa in un modo e poi in un’altra mi sembra proprio assurdo) il problema serio è il perché di questa pastoia; Imric ne ha bisogno perché quando inizia a mutare diventa sempre più dipendente dalla voglia di mutare…Dipendente! Le mutazioni creano dipendenza? E di contrappeso Leofur legandosi a lui e percependo questa cosa comprendendo l’importanza di essere legato a lui per non farlo perdere, diventa anche lei dipendente da queste mutazioni perché è come se anche lei si mutasse, comprendendo quindi come sia una totale ancora per la dipendenza di Imric…Insomma questo legame si basa su una dipendenza come una droga? Scusate se sembrerò strano, ma in un fantasy epico, mi crei un legame affettivo, basato su una dipendenza non dissimile dalla droga? Lei lascia Paxon per questa dipendenza! È assurdo congegnare una trama basandosi su questo. E anche se non si basasse su questo se questo legame fosse naturale (e non lo è) ma cambia tutto in pochi giorni? Lei che aveva seguito la persona che più amava, in quanti? Dieci giorni cambia totalmente idea? E poi in che modo glielo dice alla fine! Io vi voglio citare dei punti, perché a parte decide tutto lei senza dare modo a Paxon di capire, farla ragionare, dargli altre spiegazioni…ma sentite qui.

“Voglio sentirmi necessaria, e questa è una cosa che non puoi darmi… Ma anch0io voglio qualcuno che faccia affidamento su di me. E questo qualcuno non era mio padre e non sei nemmeno tu. È Imric”

Quindi giacché non era necessaria (e quindi era libera) ha bisogno di essere importante per qualcuno ed essere dipendente (torna sto concetto) per qualcuno…questo sarebbe amore? Dato che non si sentiva parte di Paranor e non si sentiva necessaria ha bisogno di esserlo? Quando poteva…non so vivere in una città vicina e vedere saltuariamente Paxon, cosa che comunque avveniva per via delle sue missioni? Avrebbe avuto la sua vita e creata il suo mondo stando non lontanissima visto che le distanze con l’aereonave erano minime? No deve sentirsi dipendente di una persona…una prova di un vero amore, più grande di quello con Paxon. Che poi è tutto il finale con lui che non capisce nemmeno di chi parla perché non conosce Imric e lei si arrabbia perché lo sminuisce quando è invece, è al pari di lui, quando non capiva solo di chi Leofur parlasse…sembra totalmente priva di logica e controllo, involvendola rispetto ai libri precedenti.

In definitiva
Con tanta esperienza sulle spalle, con tante storie che Terry Brooks potrebbe narrare sui druidi e sul mondo da lui creato, si può solo bocciare questo libro come la stessa trilogia. Troppo poco, troppo poco per tante possibilità. Mi sono fermato ma ci sarebbero tante altre cose da dire, sulla pochezza dell’ambientazione, sulla facilità in cui finisce il libro con l’esercito federato che si convince con due parole ad andare via…troppe cose che non vanno ma soprattutto questi personaggi, che già nella precedente trilogia avevano fallito e anche stavolta deflagrano totalmente. Io non so come sarà il futuro della tetralogia che uscirà nei prossimi anni; si può solo sperare che non si avvicini minimamente a tale bruttezza.

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