sabato 17 febbraio 2018

The Help di Kathryn Stockett [Recensione]

Bentrovati Lettori Erranti, oggi vi parlerò del secondo libro scelto nel gruppo di lettura di AccioBooks, The Help di Kathryn Stockett.
Dopo l’esperienza del primo libro (Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness), le mie aspettative erano veramente molto alte, quindi, andiamo a vedere di cosa parla questo libro e cosa ne penso.

The Help
di Kathryn Stockett
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Pagine: 524  Prezzo: € 11,05
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È l'estate del 1962 quando Eugenia "Skeeter" Phelan torna a vivere in famiglia a Jackson, in Mississippi, dopo aver frequentato l'università lontano da casa. Skeeter è molto diversa dalle sue amiche di un tempo, già sposate e perfettamente inserite in un modello di vita borghese, e sogna in segreto di diventare scrittrice. Aibileen è una domestica di colore. Saggia e materna, ha allevato amorevolmente uno dopo l'altro diciassette bambini bianchi, facendo le veci delle loro madri spesso assenti. Ma il destino è stato crudele con lei, portandole via il suo unico figlio. Minny è la sua migliore amica. Bassa, grassa, con un marito violento e una piccola tribù di figli, è con ogni probabilità la donna più sfacciata e insolente di tutto il Mississippi. Cuoca straordinaria, non sa però tenere a freno la lingua e viene licenziata di continuo. Sono gli anni in cui Bob Dylan inizia a testimoniare con le sue canzoni la protesta nascente, e il colore della pelle è ancora un ostacolo insormontabile. Nonostante ciò, Skeeter, Aibileen e Minny si ritrovano a lavorare segretamente a un progetto comune che le esporrà a gravi rischi. Il profondo Sud degli Stati Uniti fa da cornice a questa opera prima che ruota intorno ai sentimenti, all'amicizia e alla forza che può scaturire dal sostegno reciproco. Kathryn Stockett racconta personaggi a tutto tondo che fanno ridere, pensare e commuovere con la loro intelligenza, il loro coraggio e la loro capacità di uscire dagli schemi alla ricerca di un mondo migliore.


LA MIA OPINIONE


Prima di iniziare a leggere The Help, ho letto alcuni commenti su questo libro, tutti positivissimi, che hanno fatto accrescere ancora di più la mia voglia di iniziare a leggerlo.
Come spesso succede, ho evitato di sbirciare la trama, quindi, non sapevo assolutamente cosa aspettarmi da questo romanzo, del quale è uscito anche il film; (anche per il film ho letto commenti super positivi, quindi, lo vedrò presto).
Dalle prime pagine, la lettura appare scorrevole, semplice, ma non riesce a prendermi, ma fiduciosa sono andata avanti, spinta da tutti i bei commenti letti… e la mia pazienza non è stata delusa.

Ho voglia di gridare così forte che la piccolina riesca a sentirmi che sporco non è un colore, 
che le malattie non sono la parte nera della città. 
Voglio che non venga il giorno - e viene sempre nella vita di un bianco - 
in cui comincerà a pensare che quelli di colore non sono bravi come i bianchi.

The Help inizia con la voce di Aibileen, conosciamo questa donna di colore che lavora presso una famiglia di bianchi, veniamo a conoscenza man mano del suo passato e il suo modo di pensare e amare i bambini bianchi che cresce nelle famiglie dove lavora, sentiamo il suo dolore per la perdita del suo unico figlio, e l’amore che riversa nei piccoli bianchi che accudisce di famiglia in famiglia.

Andando avanti nella lettura l’autrice dà voce ad un’altra donna, Minny, anche lei di colore, anche lei donna delle pulizie, la migliore amica di Aibileen, ma con un carattere completamente diverso. Anche qui, leggiamo in prima persona, come Minny vive tra casa sua piena di bambini e un marito violento, e la casa dei bianchi dove lavora, dove è odiata dal personaggio più meschino ed ipocrita del libro, Miss Hilly.

Se il cioccolato fosse un suono, sarebbe il canto di Constantine. 
Se il canto fosse un colore, sarebbe il colore di quel cioccolato.

Il terzo personaggio a cui Kathryn Stockett dà voce è Miss Skeeter (Eugenia Phelan), questa volta abbiamo davanti una donna bianca, che ha frequentato  l’università e tornata a casa scopre che la sua domestica, Constantine, è andata via senza lasciarle un messaggio, o spiegarle il motivo (durante l’università avevano una corrispondenza e il loro legame andava al di là del rapporto lavorativo). Eugenia è un personaggio che esce fuori dagli schemi della donna di quel periodo, una donna che cerca l’indipendenza, anticonformista, poco attenta all’esteriorità, non le interessa cercare un marito, ma preferisce immergersi nei libri e vorrebbe diventare scrittrice.  

Non ho mai sentito una cosa migliore di questa: 
“you’ll sink like a stone for te times they are a-changin.”
 Una voce metallica dice che il cantante si chiama Bob Dylan (…)
 Provo improvvisamente un sollievo inspiegabile: 
mi sembra di avere ascoltato qualcosa che viene dal futuro.

Siamo negli anni ’60, nel Mississippi, e in tutto il sud dell’America, la convivenza tra neri e bianchi è sempre più difficile,  la discriminazione e le leggi razziali non vengono più tollerate, sono gli anni della segregazione e della violenza, ma sono anche gli anni di Rosa Parks, delle marce non violente, di Martin Luther King e la lotta per i diritti civili ed economici degli afroamericani.

The help racconta, tramite personaggi inventati, la vita di quel periodo, ogni personaggio si inserisce perfettamente in quel contesto storico, e trasmette  la rabbia, la paura, la voglia di rivalsa delle donne e degli uomini afroamericani, così come mostra il perbenismo, l’avidità, la voglia di supremazia, il bigottismo e la stupidità (lasciatemelo dire) dei bianchi.

La storia a metà libro si fa sempre più interessante, ci ritroviamo davanti alcuni piccoli colpi di scena, che rendono la lettura, anche più divertente, molti sono i personaggi secondari e i fatti realmente accaduti che fanno da cornice in maniera egregia a tutto il libro.
Qui, non mi voglio soffermare più di tanto, ma preparatevi a sorridere e commuovervi…  

Le nostre tre protagoniste, si ritrovano a combattere dalla stessa parte, per abbattere quel muro, tra paura e voglia di rivalsa, scriveranno le loro storie, daranno voce, attraverso i racconti di altre donne di colore a servizio dei bianchi, a tutte le donne nere che sono costrette a subire in silenzio, mostrando il vero volto e la vera natura delle signore “perbene”.

Purtroppo il finale sembra quasi riassuntivo e sbrigativo, ma rimane piacevole nella lettura, dando conferma agli ottimi giudizi letti in precedenza.

«Siamo semplicemente due persone, e non sono molte le cose che ci separano.
 Molte meno di quanto si pensi.»

Nelle ultime pagine veniamo a conoscenza della storia della scrittrice, di come si sia ispirata alla sua donna di servizio, alla quale avrebbe dovuto/voluto chiedere “come si trova una donna di colore a lavorare a servizio di una famiglia bianca”, con questo libro, ha cercato di dar voce a quella domanda mai posta.

Piccola nota: nel libro viene citato “il buio oltre la siepe” di Harper Lee, e non è la prima volta che ne sento parlare (come libro proibito),  probabilmente sarà una delle mie prossime letture.


Libro consigliato, che potrebbe essere letto nelle scuole, a tratti divertente o drammatico, che fa sorridere ma anche commuovere. Un libro non solo piacevole da leggere ma con una morale. 




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