domenica 4 marzo 2018

"Di là dall'oscurità e nel tempo" di Marco Mancinelli [Recensione]


Salve Lettori Erranti, oggi vi voglio far conoscere un libro uscito da pochissimo e che ho avuto il piacere e la fortuna di vincere. Si tratta del romanzo “Di là dall’oscurità e nel tempo” di Marco Mancinelli. Un titolo che difficilmente riuscirò a ricordare nel modo esatto, ma la storia mi è rimasta molto impressa.

"Di là dall'oscurità e nel tempo"
di Marco Mancinelli
Prezzo: €14,90 pag. 500
Editore: Bakemono Lab
Genere: Narrativa
Collana: Yōkai
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In un vecchio appartamento c’è una stanza sempre chiusa. Lì Giovanni Corvi ha stipato i quadri dipinti nel corso di una vita, insieme ai ricordi, ai mostri, ai fantasmi. Anni dopo Matteo, suo nipote, decide di affrontare le sue paure all’interno della stanza e viene catapultato in una realtà parallela.
Qui incontra Viola, una ragazza malinconica che passa le sue giornate immersa nei libri con la certezza di dover incontrare qualcuno. Qualcuno che cambierà la sua vita.


LA MIA OPINIONE

Quando mi hanno comunicato che avevo vinto la copia cartacea di “Di là dall’oscurità e nel tempo  ero veramente super eccitata, la copertina è super fantastica e mi ha subito colpita. C’è lo sfondo  scuro di una stanza su cui compaiono due personaggi  disegnati da Claudia Ducalia. Uno stile delicato e nello stesso tempo pieno di inquietudine che mi ha ricordato lontanamente artiste come LostFish e Natalie Shau.
Il romanzo conta 500 pagine, ma come al solito non mi sono lasciata intimorire, la trama mi ha troppo incuriosita.

Come leggiamo nella prima pagina, il libro è dedicato  a tutti quelli che prima o poi si perdono”, dedica che capiremo quasi a fine libro grazie al personaggio di Thérèse.

“Quando soffri di un disturbo come il mio, sindrome bipolare di tipo due,
 i pensieri possono diventare i tuoi peggiori nemici.”

La lettura si apre con una sorta di presentazione del personaggio principale, Matteo, un uomo che soffre di disturbo bipolare, e che sta affrontando un cambiamento che potrebbe causargli un forte stress, aggravando la sua situazione.
Il nonno è malato e vive, costretto su un letto, in casa di cura, Matteo è l’unico familiare che gli rimane, quindi, deve pagare le spese di degenza e le cure e non può permettersi una casa in affitto, decide perciò di andare a vivere nella vecchia casa del nonno, nonostante lì c’è qualcosa che lo turba.

Il racconto viene descritto in prima persona da Matteo, e  all’inizio ho trovato quasi fastidioso lo stile particolareggiato  della scrittura, ma man mano che ho conosciuto il nostro protagonista, ho trovato molto appropriato questo modo di descrivere anche particolari forse insignificanti, e con l’andare avanti la cosa non mi ha più “toccata”, ma forse è cambiato leggermente anche il modo di pensare e agire dello stesso Matteo, che deve affrontare una sua grande paura, cambiando, quindi, anche il filo dei suoi pensieri (quindi di scrittura).

Il nonno era un pittore, dentro una stanza chiusa a chiave tiene conservati tutti i suoi quadri e i disegni dei mostri, che tanto spaventano e accrescono l’ansia di Matteo.  Ma chi sono questi mostri? Sono veri? Matteo sta veramente impazzendo oppure ciò che sta vivendo è in qualche modo reale? 
Verremo accompagnati tra crisi, alti e bassi e la conoscenza di nuovi personaggi, in un viaggio in una realtà parallela che ci riserverà numerose sorprese.

“La felicità è quando smetti di pensare al tempo.
 Anzi, la felicità è proprio assenza di tempo, 
perché, sai, è quello che ci frega, a tutti quanti.”

La scrittura è, come dicevo, molto descrittiva, ma anche profonda, analizza molto tutti i personaggi, ai quali mi sono affezionata  parecchio (esclusa Rebecca, la fidanzata di Matteo, lei, proprio non l’ho digerita, perché in fondo ha qualcosa che mi ha ricordato me stessa). Diversi sono i punti che ho riletto  e che mi sono rimasti impressi per il loro significato.

“Io penso che ci sia più conforto in certi versi o paragrafi 
che nella maggior parte degli abbracci degli uomini. 
Le parole che lasciamo in eredità alla carta stampata sono vere e sincere,
 e attraversano i secoli ei giudizi, senza vacillare mai.”

A circa metà libro è il nonno di Matteo a parlare, Giovanni Corvi ci fa andare indietro nel tempo, e qui scopriremo dei piccoli tasselli mancanti che arricchiscono di nuovi punti di riflessione la lettura.
Quando il libro torna a dar voce a Matteo ho notato che i capitoli partono di nuovo dall’1, scelta che ho trovato interessante. 

“Tutti ci perdiamo prima o poi”

La conclusione del libro mi ha lasciata senza fiato, e mi ha spiazzata parecchio, grazie anche ad alcuni piccoli colpi di scena, che non vi svelerò di certo!!!

“Questa è la mia storia. Ed è anche la storia di Viola. 
Uno di noi due forse non esiste. Io non ho ancora capito chi è.”


Romanzo dal fascino gotico intriso di mistero e una sorta di romanticismo malinconico (romanticismo da NON leggere come storiella d’amore, ma concetto che va molto più in profondità!). Straconsigliato!!!




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