martedì 3 aprile 2018

"1657 L'anno della peste" di Roberto Palumbo - Recensione

Bentrovati cari amici del Bosco,

con la lettura di questa settimana voglio portarvi magicamente indietro nel tempo: precisamente nel 1657, catapultandovi in una Genova devastata e decimata dalla terribile epidemia di peste che in un solo anno uccise i due terzi della popolazione.

Chi sarà il nostro compagno di viaggio?

Ho scelto per voi: "1657 L'anno della peste"
romanzo storico di Roberto Palumbo
Edizioni Arpeggio Libero



Disponibile in cartaceo
Euro 15,30




Genova, anno 1657. Il medico Piero Argentieri entra in città pochi giorni prima dell'epidemia di peste che avrebbe ucciso più della metà dei suoi abitanti. Non può scappare. Non può nascondersi. Non può far altro che subire passivamente gli stati d'animo derivanti da una situazione apocalittica. Ma, oltre a dolore, rabbia, sgomento e tradimenti, la peste gli indica anche la via dell'amore, della solidarietà e della speranza che non tutto finisca.
Alla recensione seguirà tra un paio di giorni un'intervista all'autore che si è reso disponibile a rispondere alle mie domande. 
Siamo di fronte ad un romanzo molto interessante, soprattutto per la valenza storica dei suoi contenuti. 
Tra le pagine i personaggi inventati si intrecciano con altri realmente esistiti, così come i luoghi e gli eventi si sovrappongono, tanto che molte volte ho sentito il desiderio di approfondire e scoprire se uno o l'altro dei personaggi fosse reale oppure no.

Particolare merito dell'autore quello di aver reso fluido e leggero un momento storico, senza mai scadere nel tono accademico o didattico, pur mantenendo sempre alto il livello di tensione e attenzione.

"Vedete quale è la bellezza di questo posto? Con questo camicione bianco siamo diventati tutti uguali: un balordo può parlare con un uomo pio e magari scoprire che hanno anche qualche pensiero in comune. Il lazzaretto ci permette di fare conoscenza. Sono sicuro che se ci fossimo incontrati fuori di qui nessuno di noi due avrebbe avuto l'interesse di conoscere l'altro, perchè i nostri abiti avrebbero interposto una barriere che impediva di avvicinarci"

Da evidenziare la sottile ricerca psicologica sugli effetti devastanti che un evento di tale portata, quale la peste, possa avere sulle persone e sulla struttura sociale di una città.
Come tutti gli eventi "apocalittici", è infatti in grado di far emergere tutti gli aspetti migliori e peggiori dell'essere umano, aspetti che l'autore ha saputo tratteggiare con particolare dovizia.

Silenziosa e garbata infine la presenza dello scrittore che, come un soggetto narrante fuori dalla storia, ogni tanto interviene con delucidazioni, chiarimenti e spiegazioni, su eventi e fatti realmente accaduti.

Una lettura per chi ama i romanzi storici, ma anche i grandi racconti di avventura, di amicizia e di passione.

Buona lettura



1 commento:

  1. una delle mie letture preferite è proprio il genere del romanzo storico e presentato in questo modo lo hai reso veramente interessante. Quindi credo che a breve lo leggerò! grazie per la recensione. A presto.

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