venerdì 6 aprile 2018

"Quattro chiacchiere con l'autore": incontriamo Roberto Palumbo

Buongiorno amici del Bosco,

come promesso iniziamo questo nuovo appuntamento "Quattro chiacchiere con l'autore".

Dopo un paio di giorni dalla pubblicazione della recensione della mia ultima lettura, che potete leggere qui, verrà pubblicata anche una breve intervista con l'autore del romanzo, per consentire a tutti voi di conoscere un po' meglio i nostri scrittori.

Cominciamo con Roberto Palumbo, autore del romanzo storico "1657: L'anno della Peste" - Edizioni Arpeggio Libero


·   benvenuto sul blog “Il bosco dei sogni fantastici”, questo è il tuo momento, io e tutti i miei lettori vogliamo conoscerti meglio, raccontaci chi sei e come ti sei avvicinato alla scrittura?

Ciao a tutti, mi chiamo Roberto Palumbo e sono nato, e vivo tuttora, alla Spezia. 
Mi sono laureato in Storia all’Università di Genova discutendo una tesi dal titolo La strada Reale di Levante nel Ducato di Genova. Si trattava di ripercorrere, attraverso i documenti d’archivio, le fasi della costruzione della strada che collegava Genova al confine Toscano costruita dai Savoia tra il 1817 e il 1825, l’attuale via Aurelia. Era un argomento di cui nessuno si era mai occupato fino a quel momento e, come tale, dopo essermi laureato, ho trasformato la tesi in libro. Così mi sono avvicinato alla scrittura. 
Alla prima pubblicazione dal titolo La Via Aurelia, ne sono seguite altre tre, sempre di carattere scientifico e riguardanti la storia delle comunicazioni in Liguria. 
Tuttavia, sentivo crescere in me l’esigenza di provare altri modelli letterari che permettessero di dare sfogo alla mia creatività. Per questo motivo mi sono avvicinato alla narrativa con Fango, Cronache di un’alluvione, per poi approdare al romanzo storico con 1657. L’anno della peste


  
·        Ora parliamo un po' del tuo libro...Quali sono gli argomenti principali che tratti in questa storia?

L’argomento principe è, naturalmente, la peste che colpì Genova e parte della Liguria nel biennio 1656/57.  Un evento catastrofico che si può considerare la più grande sciagura patita dalla popolazione Ligure nell’arco della sua secolare storia. 
La peste non solo distrugge l’uomo fisicamente ma è anche in grado di esaltarne gli aspetti dell’animo, dai più virtuosi a quelli più infimi e deplorevoli. Nel libro si parla anche di amore, di speranza, di solidarietà, di intrighi internazionali e di tradimenti ma, soprattutto, si parla tanto di Storia in modo né invasivo e tantomeno autoreferenziale. 

·        Parlaci del tuo protagonista o dei protagonisti se questi sono più di uno.

Piero Argentieri scappa da Livorno e si ritrova, suo malgrado, a Genova, la sua città Natale, proprio alla
vigilia dello scoppio dell’epidemia. Non può scappare. Egli è un medico e viene catapultato combattere in prima linea contro il morbo. 
Non è un eroe ma nemmeno un codardo; sembra che la peste, la fortuna, la sfortuna e la psicosi collettiva, si prendano gioco di lui strattonandolo da una parte  all’altra. 
Nel suo cammino incontra personaggi realmente esistiti, come Sebastiano Bado, Padre Antero, Nicolò Spinola e personaggi inventati che hanno avuto un ruolo importante nella storia, Tea, Il sicario, Agostino. La peste vince su tutto, anche sui legami affettivi che si erano stretti tra i vari protagonisti e che avrebbero dovuto fare fronte comune contro la furia del contagio.


·        Trattandosi di un romanzo storico quanto è stato importante il lavoro di ricerca?

Posso dire che la mia provenienza dalla ricerca scientifica garantisca una pregevole fedeltà storica al romanzo, qualità direi rara in questi tempi. La domanda che potrebbe costituire il filo conduttore della vicenda è la seguente: quali sono i meccanismi mentali collettivi e individuali che scattano tra la popolazione di una città quando ognuno sa che il giorno seguente ha l 80% di possibilità di morire? 
Mi chiederai: e tu come fai a saperlo, visto che non c’eri? 
Bene, io ho avuto la fortuna di leggere le lettere scritte dai testimoni oculari dell’epoca che raccontano non solo i fatti ma anche gli stati d’animo di coloro che hanno avuto la sventura di vivere quei terribili momenti. Non ho fatto altro che far rivivere le situazioni descritte in queste lettere attraverso le azioni dei personaggi della vicenda. 
La ricerca d’archivio è stata fondamentale per ricostruire ambiente e personaggi, tant’è vero che insieme al romanzo ho pubblicato un saggio storico dal titolo, La Grande Paura. La Spezia, Genova e il Levante Ligure al tempo della peste 1656-1657. Una situazione che ricorda, con le dovute distanze, il binomio Promessi Sposi/Storia della colonna infame


·        Perchè un lettore dovrebbe scegliere di leggere il tuo libro?

Per due motivi: il primo, per conoscere un fatto storico di grandissima importanza di cui si sa poco o nulla e, in secondo luogo, perché la storia in se stessa è avvincente e scritta con un linguaggio fluido.  

·        Quali sono i tuoi progetti futuri?
       
Ho diverse idee in testa, ovviamente rimanendo nell’ambito della narrativa, pur non tralasciando la ricerca che rimane sempre il mio primo amore. Quella del romanzo per me è stata un’esperienza unica e fantastica, assolutamente da ripetere. A volte mi chiedo se riproverò lo stesso coinvolgimento avvertito durante la stesura di 1657. Per fugare ogni dubbio non resta altro che provare…


Cari amici del Bosco, se volete sapere qualcosa di più questi sono i contatti:

https://www.facebook.com/roberto.palumbo.372

https://www.facebook.com/robertopalumboofficial/


Alla prossima




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