martedì 4 settembre 2018

Cuore di Tufo di Giuseppe Chiodi [Recensione]


Ben ritrovati Lettori Erranti, pochi giorni fa mi sono imbattuta in una recensione di una ragazza che seguo su instagram. Avevo parlato di quel libro durante un blog tour (qui), ed  incuriosita, ho sentito che era arrivato il momento di leggerlo. Quindi, eccomi qui a parlarvene.
Il romanzo che ho letto e di cui sto parlando è Cuore di Tufo di Giuseppe Chiodi. Andiamo a scoprirne la trama e subito dopo il mio parere…

Cuore di Tufo
di Giuseppe Chiodi
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Ossessione, superstizione e magia nera. È il vortice in cui sprofonda Pietro Cimmino, il proprietario di un negozio di antiquariato, nel tentativo di riprendersi sua moglie. La separazione l'ha fatto impazzire; l'incontro con Dafne, studentessa beneventana, gli riaccende la fiducia in sé stesso. Ma quella misteriosa ragazza scatena la gelosia della Bella 'Mbriana, a cui l'uomo è devoto. E quando la piccola Sonia, figlia di Pietro, viene coinvolta dalle forze oscure scoperchiate dal padre, egli varca la linea che separa la realtà dall'immaginazione, la città dal sottosuolo, per salvare lei e sé stesso. Una fiaba dark fatta di riscatto e identità. C'è solo un avvertimento di cui tener conto: non fidatevi del monacello.



LA MIA OPINIONE

Conclusa la lettura di Cuore di tufo, eccomi qui a scrivere cosa ne penso. Sarà una recensione “difficile”, perché sono in contrasto con me stessa sul parere di questo romanzo. Andiamo per gradi.

La copertina è perfetta! Un uomo, il protagonista Pietro, in una galleria sotterranea, degli occhi luminosi si scorgono nell’oscurità di quei tunnel. Racchiude perfettamente e in maniera esplicita una scena del libro. Quindi, nulla da ridire.

Spostiamoci adesso sul contenuto. Iniziando la lettura mi sono quasi subito fermata, con perplessità ho letto alcuni dialoghi e una canzone in dialetto napoletano. Nessuna nota con traduzione o che spieghi alcuni termini. Questo succede per tutto il romanzo. Essendo siciliana, ed avendo amici campani, non è stato troppo difficile per me comprendere dialoghi e parole in dialetto, ma, immedesimandomi in un lettore che non conosce il dialetto napoletano, magari del nord, la lettura è sicuramente più difficile e lenta. Questo è un punto a sfavore del libro. Una scelta assolutamente sbagliata.
Altro punto a sfavore è la scelta della prima persona nella stesura del libro, che secondo me, ha penalizzato molto la comprensione (almeno a primo impatto) di diversi punti e dei personaggi (protagonisti e non, che non si riescono a conoscere e comprendere bene). Una visione più ampia avrebbe regalato più emozioni.  Forse anche per questo non sono riuscita a farmi stare simpatico il protagonista, nonostante molti aspetti positivi, come l’amore incondizionato per la figlia, la voglia di riscatto, il coraggio e la forza di volontà. Non ho provato empatia nei confronti di Pietro, il nostro protagonista . E ciò mi è dispiaciuto.

Il modo di scrivere dell’autore non mi ha convinta, come se avesse tante idee e un po’ di confusione nel volerle esporre. C’è dell’immaturità nello scrivere, ed è ciò che traspare da questo libro, ma il potenziale è molto. Quindi, mi auguro di leggere presto nuove storie!

Cosa mi è piaciuto del libro? La trama: aver usato degli elementi delle leggende partenopee inserite in un contesto moderno, e quindi, la conseguente scelta  del luogo dove si svolge la storia (Napoli).  Leggere della Mbriana, del monacello e della janara mi hanno portata a fare ricerche su queste figure (di cui avevo letto molto tempo fa). I colpi di scena, poi, sono tantissimi e mi hanno tenuta incollata al libro.

E’ un libro che merita di essere letto se si ama l’urban fantasy, ma si è stanchi dei soliti personaggi. Trama originale e protagonisti insoliti che possono far appassionare al folklore partenopeo e magari portare alla ricerca di altre figure, che spero di trovare nel prossimo libro dell’autore.  

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