giovedì 21 maggio 2020

L’arcipelago del Cane di Philippe Claudel - (Recensione)

Cari amici lettori,

pronti per la nuova lettura del nostro Stefano? Questa volta ci porta in un luogo immaginario ma potrebbe essere più reale di quanto possiamo immaginare.

L'arcipelago del Cane 
di Philippe Claudel

Ponte alle Grazie 2019

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Tradotto da F. Bruno


Sull'Arcipelago del Cane, costellazione di isole vulcaniche a metà strada tra due continenti, il tempo sembra essersi fermato. Attaccati alla loro terra nera e al loro tratto di mare, gli abitanti non si sentono parte del resto del mondo, a cui guardano con diffidenza. Finché, una mattina di settembre, è il mondo a irrompere nell'Arcipelago: il mare deposita sulla spiaggia tre cadaveri. Non si sa chi siano né come siano finiti lì, ma per le autorità - il Sindaco, il Parroco, il Dottore e l'anziana maestra di scuola - è chiaro che devono sparire. Nessuno deve sapere del ritrovamento, pena l'arrivo dei giornalisti, la fine della quiete e il rischio di compromettere un futuro sviluppo turistico; non ci sarà nessuna pietà per quei morti, e neppure per i vivi che oseranno chiedersi da dove sono venuti.
Ecco il parere del nostro  Stefano...


Un libro che lascerà sicuramente il segno in chi lo leggerà… 
Così come ha lasciato il segno “il quaderno rosso” di Bussi, di prossima recensione, che tratta in maniera differente lo stesso argomento.

La storia si svolge su un’isola immaginaria, che ricorda molto Lampedusa ma potrebbe essere
un’isola al largo della Francia, della Spagna o di Malta, in fondo le isole del Mediterraneo si
assomigliano un po’ tutte, così come si assomigliano tutti i popoli mediterranei.
I personaggi non hanno un nome e questo li rende ancora più spietati ma anche più assomiglianti a
chiunque di noi. I principali sono: la Vecchia, il Sindaco, il Dottore, il Maestro ed il Commissario
ed intorno a loro ruotano i personaggi secondari, coi loro soprannomi: Spada, America e via andare.

«Tutti e tre, la Vecchia, lo Spada e America, arrivarono nello stesso momento accanto alle forme
fradice animate dalle onde. Il cane guardò la padrona, lanciò un altro piccolo guaito, poi annusò
ciò che il mare aveva restituito: tre cadaveri di uomini neri»

Questo ritrovamento turberà la quiete dell’isola paradisiaca, un’isola dove le catapecchie, le strade
dissestate, la mancanza di qualsivoglia comodità e modernità l’hanno resa patrimonio dell’Unesco e
dove le miserie degli abitanti, all’apparenza una perfetta comunità idilliaca, verranno portate alla
luce dal più spietato di tutti: il Commissario.

Un libro da leggere… Che cade però su qualche congiuntivo, forse colpa del traduttore…

Recensione di Stefano Muzio

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