lunedì 26 febbraio 2018

TORINO, il Guardiano dei Cavalieri di Ivano Barbiero [Recensione]

Ben trovati Lettori Erranti, questi giorni di forte pioggia e freddo gelido sono stati accompagnati da una lettura molto particolare ed inconsueta per me... Sto parlando del nuovissimo romanzo di Ivano Barbiero, dal titolo “Torino, il guardiano dei cavalieri”, ed edito dai Fratelli Frilli.
Venite con me in questo viaggio in una Torino misteriosa e nevosa, macchiata dal sangue di numerosi omicidi.



TORINO, il Guardiano dei Cavalieri
di Ivano Barbiero
Fratelli Frilli Editori
Genere: Noir esoterico
Pag. 220 - Prezzo: € 12,90
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Sul finire degli anni Sessanta una nevicata eccezionale si abbatte su Torino per cinque giorni, ora nascondendo ora evidenziando le tracce di una serie di personaggi: dietro l’apparente normalità delle loro vite, che si intersecano in una rete di relazioni ed eventi, si nascondono vittime e carnefici. Tutto ha inizio quando Stella riceve l’incarico di uccidere, al suo arrivo a Porta Nuova, un professore di lettere appassionato di scienze occulte. Qualcosa però va subito storto e le vittime diventano due… Ma non solo: Stella diviene a sua volta il bersaglio di un killer, un uomo solitario e anaffettivo che uccide per sentirsi vivo. In quella stessa notte qualcun altro morirà in circostanze strane e, alle prime luci dell’alba, in un prato attiguo al Cimitero Monumentale verranno rinvenute, sepolte dalle neve, cinque piccole bare bianche disposte a formare un macabro pentagono. Il commissario Aldo Piacentini, “mammone” e con il vizio di ripetere mentalmente i sinonimi delle parole pronunciate dagli altri, si mette al lavoro con la sua squadra per cercare di dipanare la matassa: il ritrovamento di una strana statuetta raffigurante un monaco sarà determinante per risalire al movente di una parte delle morti. Ma questo frate esiste realmente? Nei sotterranei del manicomio di Collegno – particolarmente affollati nella notte risolutiva – si svelerà l’identità del Guardiano dei Cavalieri. Elisa e Gianna, due donne a dir poco particolari, saranno determinanti nell’aiutare Stella a capire chi lo voleva uccidere e per quale motivo, mentre Piacentini – turbato da una conoscenza femminile – crederà di aver portato a termine l’indagine. Un noir insieme d’azione serrata e riflessione su verità scomode, che trascina il lettore sul manto bianco sporco che copre una città cupa e malinconica.
LA MIA OPINIONE

Ho iniziato questo libro con una sorta di “paura” mista a curiosità… Paura perché il noir è un genere che apprezzo molto nei film, ma che di solito non attira il mio interesse se si tratta di libri. Nonostante ciò mi sono lasciata prendere dalla curiosità, poiché Torino è considerata una delle città più misteriose e intrise di esoterismo d’Italia.

La copertina salta subito all’occhio, l’immagine può apparire un po’ confusionaria, ma racchiude abbastanza bene il cuore della trama, una Torino alla fine degli anni ‘60 innevata, con la stazione ferroviaria macchiata di rosso sangue.  Ed è proprio così che inizia il nostro romanzo.

Stella ha una missione, assassinare un uomo che sta per scendere dal treno, non sa perché deve farlo, ma questo non gli importa. Il suo lavoro non è quello di fare domande, ma è quello di uccidere le persone che gli vengono “commissionate”. Si trova nella stazione di Porta Nuova, attende il segnale  e spara, ma qualcosa va storto e colpisce la persona sbagliata. Pochi secondi per riprendere la mira e fa fuori anche il suo vero obiettivo. Subito dopo, però, si accorge che anche lui è diventato un bersaglio. Qualcuno lo insegue e lo vuole chiaramente morto...

Molti personaggi entrano fin da subito in scena, rendendo la lettura più intricata ed appassionante, mentre i dialoghi soprattutto all’inizio rimangono quasi in secondo piano, essendo sporadici e abbastanza brevi.

In quella stessa notte c’è anche un altro omicidio e il ritrovamento, vicino il Cimitero Monumentale, di alcune piccole bare posizionate a formare un pentagono, dentro una di esse c’è una strana statuetta di un monaco, questo oggetto sarà la “torcia” che guiderà il commissario Aldo Piacentini verso la risoluzione di una parte dei misteriosi omicidi avvenuti in poco tempo.

Altri due personaggi, Elisa e Gianna, entrando in scena, saranno molto importanti nella risoluzione di quegli oscuri intrighi, e per Stella, che scoprirà molto più di quanto egli volesse sapere, non solo su cosa sta accadendo a Torino, ma anche a capire qualcosa di se stesso.

La scrittura è fluida ed accattivante, i personaggi non sono del tutto delineati, ed essendo molti, a volte ho fatto fatica a focalizzare i nomi con il personaggio stesso (ma questo è un problema che, a volte, ho anche nella realtà).

Il libro viene diviso in capitoli brevi e la trama del romanzo si intreccia molto bene tra i luoghi e fatti storici citati.

In una città dove è sempre più difficile seguire le tracce che la neve continua a coprire, ci troveremo a conoscere il guardiano dei cavalieri, personaggio che vive nei sotterranei del manicomio di Collegno. Proprio su quest’ultimo edificio l’autore ci lascia una lunga nota a fine romanzo, concludendo con le magnifiche parole di Alda Merini: “Ero matta in mezzo ai matti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita.




In realtà sarebbero 3 gufi e mezzo, romanzo non eccessivamente lungo, lettura scorrevole e piacevole grazie anche ai continui intrecci e le entrate in scena di nuovi personaggi. Un mix interessante tra mistero e suspense.


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