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sabato 15 agosto 2020

La poetica di Antonio Spagnuolo [Articoli]

A cura di Vincenzo Calò

La possibilità di decantare gli amorevoli sensi si è espansa col passare delle epoche, caratterizzando una panoramica sincera e complementare… a tal, buon proposito la fede si può costituire all’apertura di un principio di vita da rinnovare costantemente, per riversarsi su speranze degradate, e permettere che il presente leghi due anime, con cenni d’intesa d’assaporare in modo verace, storditi dal suono delle campane consacranti.

Si sta fermi a incrociare delle strade che indirizzano al desiderio, non potendo fare a meno di udire l’urlo dei giorni dentro il pietrificarsi degli eventi; che frantuma tentazioni di esseri immaturi, assembrati da una magrezza di valori, mentre Antonio Spagnuolo e la sua dolce metà sono intenti a inseguire in maniera cruenta e ardente le rotondità di un rumore evidente, spaventoso a dir poco, per recuperare l’inespresso sapere, frutto di sole, sterili parole.

L’ottimismo si riferisce a un volo da individuare in amore, certi della delicatezza con cui un legame andrebbe narrato, come se si trattasse sempre della prima volta… intanto le difficoltà vengono rappresentate dal dimensionamento terreno, distante da qualsiasi forma d’incanto sviluppabile con delle paure in dotazione, essendo sacrosanto avercele, invece di pensare alla leggera e andare così alla ricerca di reinventabili misteri, della ragione campata in aria da benemeriti infedeli.

“Le figure che si schiudono d’un tratto,
insieme, tra le vie del sogno,
parlano di veloci riposi del pensiero.

In queste rocce ove il grido quotidiano
si spezza in un’orda di giovani denutriti
noi rincorriamo, con volontà selvaggia,
i fianchi del terribile clamore,
ove indugia ogni conoscenza
di promesse mai mantenute.”

Secondo il poeta l’uomo, arido dentro, che prima o poi si nutre essenzialmente, va incontro alla notte, mentre un pesante sottofondo rimanda alla banalità delle opinioni che esprimiamo con pessimismo spesso e volentieri… ma la tenerezza dei vizi viene rappresentata come un’alternanza di vesti leggiadre per corpi propensi all’eros passivo, a viaggi armonici, conturbabili dacché segnati dal tema dell’amore, dal suo svolgimento illuminante, intrigante.

“Ormai nel breve soffio
il tuo corpo,
simile al battito di gabbiani,
riappare alle illusioni, alle domande,
e comprendo
che imparerai baciare anche i fantasmi.”

Le pochissime volte in cui il rancore prende il sopravvento appartengono al bisogno di sacrificarsi per stare bene, ma il nostro è in grado di ritagliarle attraverso l’analisi viscerale delle aspettative non colte (e che pertanto diventano delle avversità), alla fonte inequivocabile delle sue armonie, dove la memoria incoraggia, dovendo tenere conto dei limiti che l’attualità innalza con la malafede, che disintegrano la bellezza derivabile addirittura dalla solitudine!

Antonio verseggia con la consapevolezza di respirare la propria indipendenza, con il rischio di distaccarsi dalle nuove generazioni… lega parole perché sente l’esigenza di tutelarsi (pur senza dare mai adito alla grossolanità) dai tempi che cambiano, che prosciugano l’essenziale per ricomporre uno stato di ansia salutare per le erotiche appartenenze e riconoscere le emozioni, anche temendo di esserne soggetti di contro, visto lo stress e l’agiatezza, figure accattivanti, stringenti il nervo scoperto fino a perdere i sensi e cadere nel vuoto.

Spagnuolo è stato ben considerato da vari ma illustrissimi intellettuali, giostratori della riflessione, con la mente pressata o no dall’attitudine religiosa, vedi Pomilio e Raboni, che han ritenuto il soggetto per esteso complice di un appropriato talento culturale, da comunicare senza batter ciglio; come a voler centrare il concetto armonizzante la mente nel profondo, tramite  raccolte di piccoli grandi tesori di comprendonio da sigillare con estrema cautela, ovvero poesie che riescono nell’impresa di unire correnti di significato chiaramente divergenti, potendo intraprendere un discorso sferzato da miti che sono alla portata di tutti o di nessuno, e assicurando per giunta sulla congruità dello stile in misura dell’accezione logica.

Questo poeta è stato comunque artefice di situazioni ricreative, delucidanti ad ampio raggio sotto l’aspetto comunicativo… ha comportato con la massima precisione argomentazioni sinuose, avviluppanti un sillabario convincente, sostenibile con forza e perspicacia anche in virtù di risultati materiali, pertanto espansibili stando a delle questioni da sminuire o riproporre, ugualmente con entusiasmo e rinnovata energia.

Le sue composizioni sono frutto di un’ispirazione che appartiene a quei letterati che concentrano l’esistenza sull’esclusività di una pubblicazione; egli ha armonizzato della terminologia ogni volta all’origine delle trasgressioni, con l’intento di sperimentare e ritrovarsi nella collocazione offerta dall’Io accecante in alternativa, tra battiti di vita strani e inusitati, stimolanti immagini di esseri parzialmente magici, che appaiono e scompaiono invitando a contemplare panorami istintivi.

Leggendo, la verità si radica all’ombra della coscienza, per rendersi intrattenibile e capacitare l’assoluto, a un limite impossibile da evidenziare, ma che ci permette di constatare il divario caratterizzante la lontananza espressa senza esclusione di colpi da una dimensione tanto terrena quanto reale (che include strumenti quantificabili, contatti che la pelle non sa omettere), e l’infinito spazio dove dimora il Pensiero costituito da illusioni, volontà, ragioni, viaggi, filosofici complessi, profonde replicazioni… il tutto nell’ordine dell’essere umano che matura per verseggiare, intriso d’impressioni e stordenti sollecitazioni all’amore.

L’approfondimento del linguaggio per Antonio Spagnuolo si definisce come una luce continua, impegnativa dovendo far sì che chi apra i suoi testi non soffri il benché minimo senso dell’abbandono… egli si è isolato, per contrastare sentimenti oscuri, remoti, null’affatto rasserenanti, e tornare a scrivere di asperità figurative, ricreabili con un’energia illimitata ma motivata, ossia i lineamenti di un viso paterno pari a quello della donna della sua vita, spiritualmente incessanti, che splendono negli abissi della singola esistenza da poetare mai come adesso in tutta confidenza, al naturale, perché le passioni non vanno d’accordo con l’inespresso, perché in pratica è impossibile debellarle col passare degli anni, nonostante le volontà inizino a stancare, a diventare inopportune.

“C’è ancora un canto a fine di orizzonte
per le mie palpebre ferite dal silenzio.”


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